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Ecco perché l’idrogeno sostituirà il petrolio nei prossimi cinque anni.

L’assessment Report N°5 dell’International Panel “IPCC” è stato il principale indicatore che ha portato i rappresentati dei 195 Paesi a deliberare uno storico accordo che pone la CO2 a causa del planetary global warming. I partecipanti si sono impegnati a ridurre celermente entro il breve periodo di dieci anni, le emissioni globali di CO2 a 55 gigatonnes.

La maggior parte della CO2 (80%), è generata unicamente dalla combustione di due idrocarburi: petrolio e metano.  Questo significa che per apportare una contrazione alle emissioni, utile a non esondare nel breve periodo i 2 c° di temperatura, è inevitabile una riduzione draconiana dei due principali responsabili.

Le ripercussioni di questa intesa sono evidenti dal fatto che il petrolio è precipitato dai 114 dollari al barile del 2014 ai 60 dollari, ormai stabile, da oltre due anni. Da inizio anno l’indice europeo Stoxx Europe 600 Oil&Gas ha perso il 9,7%, e il comparto americano ha perso addirittura il 21 per cento. Complessivamente le 20 maggiori società quotate al mondo del settore hanno bruciato circa 100 miliardi di dollari di capitalizzazione.

Il prezzo di 50 / 60 dollari barile, non consente investimenti alle società del settore ma impone solo un costo di mantenimento che tuttavia è arrivato al punto critico di disinvestment.  Infatti, gli stoccaggi sono al massimo del contenimento. Gli stock di benzina stanno salendo, i risultati dei tagli Opec non hanno portato a nessun rialzo e la produzione è nettamente superiore alla domanda. Negli Stati Uniti quest’anno l’estrazione calerà di 700mila barili al giorno. Le prime previsioni per il 2018 dell’Agenzia internazionale per l’energia (Aie) indicano che la produzione dallo shale oil americano l’anno prossimo crescerà più della domanda e questo significa che gran parte del gas resterà invenduto, ma lo stesso vale per i produttori dell’Opec, e per i sauditi che hanno capito di spendere le ultime risorse sulla ricerca e su nuove tecnologie.

Nel 2015 il Parlamento Europeo ha approvato la nuova normativa EU2014 che aggiorna a nuovi standard ISO  l’intero comparto della distribuzione, produzione e trasporto dei carburanti, ma la particolare novità è l’introduzione di un nuovo capitolo interamente dedicato all’utilizzo dell’idrogeno. Le nuove regole estendono l’uso dell’idrogeno al settore dell’automotive, della produzione di energia, ai sistemi range extender (sistemi di energia combinata), al trasporto e persino aumenta la capacità per i serbatoi delle fuel cell sino a 700Bar.  Un’auto elettrica a fuel cell si ricarica in dieci minuti e può percorre in autonomia oltre 700Km.

La nuova legislazione rende di fatto possibile l’atteso cambiamento al nuovo player energetico, ed il costo della produzione dell’idrogeno scenderà sempre di più a seguito delle tecnologie di produzione e della filiera ed indotto, il costo attuale di produzione da elettrolisi e sceso da 4,5 kWh Mc3 a 2,2 KwMc3 utilizzando per esempio etanolo o acido formico.

L’idrogeno non è semplicemente un carburante ma un “player energetico”, poiché può generare in unica trasformazione i tre principali assi del fabbisogno energetico: energia elettrica, carburante o calore.